Eye tracking: analisi dell'interazione con il sito www.youtube.com - seconda parte

Immagini

Immagine 1 - Hot spot 5 secondi video webcam Immagine 2 - Percorsi 5 secondi video webcam Immagine 3 - Hot spot step2, percorso step2 Immagine 4 - Hot spot step3, percorso step3 Immagine 5 - Hot spot step3b, percorso step3b Immagine 6 - Tempi medi dei soggetti,Tempo della performance ottimale Immagine 7 - Ritaglio area di inserimento categoria e tag, step2 Immagine 8 - Gaze Plot area di inserimento categoria e tag, step2 Immagine 9 - Figura 1 - AOI step2; Figura 2 - hot spot step2 Immagine 10 - Medie della durata delle fissazioni in ms e del numero di fissazioni

di Silvia Gilotta - silvia.gilotta@srlabs.it e Raffaella Calligher - raffaella.calligher@srlabs.it

Ancora YouTube. E ancora web 2.0. Nell’articolo precedente ho iniziato ad analizzare questo sito di enorme successo, predisponendo un test di usabilità. Il task 1, richiesto ai soggetti, ha fatto emergere un aspetto critico del sito, ovvero la ricerca di Canali: ambigua, poco lineare, ridondante. Ma con questo non si intende demolire YouTube, che anzi rimane una grande invenzione e una grande opportunità. E dirò di più: alcuni aspetti del sito funzionano bene, risultando effettivamente usabili. Per esempio, YouTube permette di caricare i propri video, per condividerli o semplicemente archiviarli, e questa operazione risulta essere molto facile da portare a termine. Anche questa volta abbiamo testato l’usabilità aiutandoci con l’eye-tracking. Vediamo i risultati…

Task2: video Webcam
La richiesta fatta ai soggetti-utenti era di registrare un video con la webcam e di caricarlo sul sito di YouTube. Partiamo sempre dall’impatto visivo sulla home page.(Immagine 1)

Questa risulta essere poco dispersiva e molto efficace: durante i primi cinque secondi i soggetti individuano velocemente l’affordance, il tasto da cui partire per effettuare il compito, come era accaduto anche per la ricerca di Canali (vedi articolo precedente). Anche osservando un paio di percorsi rappresentativi si nota come generalmente i soggetti esplorino la pagina effettuando fissazioni prolungate proprio sul tasto “Carica”. Fissazioni lunghe corrispondono, secondo la letteratura, a stimoli facilmente comprensibili.(Immagine 2)

Il percorso totale per portare a termine il compito risulta essere intuitivo: lo dimostra il fatto che non vengono commessi errori, e che per tutti il procedimento risulta fluente, veloce ma soprattutto univoco: durante il test, nessun soggetto trova percorsi alternativi, né si perde durante la navigazione. La sequenza di pagine visualizzate dal 100% dei soggetti, per registrare e caricare il proprio video, è la seguente:

step1: home page
step2: caricamento video
step3: quick capture
step3b: registrazione e salvataggio
(Immagine 3 e 4)

Anche l’analisi dei tempi mostra l’efficienza nel portare a termine il task, ed è anche evidenza di come l’interfaccia guidi e sostenga l’azione del soggetto. I tempi medi dei soggetti non si discostano molto dalla performance ottimale.
N.B. Lo step 3b non è stato inserito perché ogni soggetto è stato lasciato libero di registrarsi per il tempo che desiderava. (Immagine 5)

Se proprio vogliamo essere pignoli, l’unico piccolo problema riscontrato dai soggetti riguarda i tag, durante lo step2. Mi spiego: prima di registrare il video, è necessario inserire in appositi campi alcuni dettagli, come il nome del video, l’argomento e, appunto, i tag. Questa è una modalità di categorizzare sul web, dando delle etichette al proprio oggetto e facendolo quindi ricadere in alcune categorie. Assegnando un tag è quindi più facile creare un data base e permettere ad altri utenti di trovare il vostro oggetto, in questo caso il vostro video.(Immagine 6)

In questo caso, si possono inserire i tag in due modi:
- scrivendo manualmente il tag nel campo vuoto;
- selezionando i tag che sono suggeriti dal sito e che appaiono in blu sotto al campo.

In questo passaggio i soggetti sono leggermente rallentati, anche perché il concetto di tag non è noto a tutti. La spiegazione posta a fianco non viene letta, come si può notare dal gaze plot, risultando così inutile.(Immagine 7)

Un’ulteriore prova del fatto che sui tag i soggetti ci spendano molto tempo rispetto all’intera navigazione ce la fornisce l’analisi delle AOI, le aree di interesse.

Abbiamo suddiviso la pagina web dello step 2 in aree (Immagine 8-figura1), corrispondenti ai campi da compilare e su cui evidentemente si sono concentrate le fissazioni (Immagine 9-figura2).

Successivamente abbiamo trovato la durata e il numero di fissazioni effettuate sulle varie AOI. (Immagine 10)

Si nota come su “titolo” e “tag” si effettuino fissazioni piuttosto lunghe. Il numero di è però maggiore sull’AOI “tag”: questo, come abbiamo già detto, è sintomo di uno stimolo mediamente piuttosto difficile da comprendere.

In conclusione, caricare un video registrato con la webcam è davvero molto semplice. Il percorso da seguire è ben tracciato e suggerito dalle affordance presenti sulle pagine web, così chiare e cognitivamente efficaci che risulta naturale effettuare tutte le operazioni richieste. Questo potrebbe anche voler dire che non ci sono distrazioni o distrattori lungo il percorso. Ma questo poco importa. Quando l’azione da compiere, in questo caso l’interazione attraverso un’interfaccia web, scorre fluida e naturale, non si perde tempo, non ci si sente frustrati e l’utente è soddisfatto; probabilmente, durante l’interazione, oltre alla soddisfazione ha anche provato un buon grado di presenza, ovvero l’apparente sensazione di non mediazione. La tecnologia, quando funziona bene, è usabile, e sembra quasi che scompaia: smette di farci sentire il suo peso, la fatica a comprenderla e ad utilizzarla. Un gran successo di usabilità.

______________________________________________________________

Silvia Gilotta
silvia.gilotta@srlabs.it
Laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni con la tesi in Ergonomia focalizzata sulla progettazione di esperienze utente basate sull’User Centred Design e con un Master di I livello in Ergonomia presso il COREP di Torino, ha iniziato nel 2006 la collaborazione con SrLabs s.r.l. di Milano come responsabile del settore “eye-tracking research and scientific instruments”. A ottobre 2006 ha vinto il concorso per il Dottorato di Ricerca in Psicologia Applicata ed Ergonomia (XXII ciclo) presso l’Università degli Studi di Torino.

Raffaella Calligher
raffaella.calligher@srlabs.it
Laureata in Psicologia dello sviluppo e della comunicazione con tesi in Psicologia della comunicazione e dei nuovi media, incentrata sull’usabilità dell’interazione con siti web strumentali, web, è approdata nel 2007 alla Srlabs s.r.l. di Milano proprio per sviluppare il proprio lavoro di tesi. Il rapporto lavorativo continua, come il suo interesse per il mondo della HCI e dell’User Centred Design, oltre che per la psicologia cognitiva in generale. Attualmente sta svolgendo il tirocinio post-laurea, occupandosi di alcuni progetti in ambito psicologico e di usabilità.