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Light painting, light graffiti
di Kira Garfagnoli - k.garfagnoli@comtaste.com

Girando per la città, sfogliando riviste, leggendo articoli e guardando foto su Internet mi sono resa conto che il fenomeno dei Graffiti non è affatto meno presente, anzi è aumentato e in continua evoluzione. Conosco un ragazzo che ha fatto di questa forma di espressione il centro della sua vita, abbiamo lavorato insieme per diverso tempo e direi che si possa definire un’artista visto il livello dei suoi disegni e dipinti.
Ad un certo punto si è reso conto di quanto fosse importante dedicarsi a questo a tempo pieno, così si è licenziato, ha preso baracca e burattini e ha aperto uno spazio per la vendita di materiali e lo scambio di consigli e informazioni tra gli interessati del settore. (Immagine 1)

In tutto il tempo passato insieme non abbiamo mai avuto uno scambio di opinioni sulla questione legalità o illegalità nel disegnare su un muro, un treno, un palazzo di nascosto, senza che nessuno abbia dato un esplicito consenso, forse perché fondamentalmente sono una persona pacifica e mi piace vivere e lasciar vivere, forse solo perché ho cercato di comprendere un punto di vista diverso dal mio prima di esprimere dei giudizi o forse perché non c’è mai stata l’occasione di confrontarci sui lati positivi e negativi di quella che a volte è certamente una forma d’arte o uno stile di vita, ma che tante altre volte è solo un modo di esprimere ribellione e di fare contestazione spicciola, passatemi il termine.

In ogni caso io ho un’opinione precisa a riguardo e sicuramente non è del tutto a favore della estrema libertà di espressione dei “graffitari”. Ad esempio non sopporto quelle scritte fatte ovunque, anche su palazzi di importanza storica rilevante, monumenti, portoni, vetrine ecc. (Immagine 2) trovo che quella non sia affatto una forma d’arte, ma solo una profonda mancanza di rispetto verso gli altri (che se lo meritino o meno in alcuni casi) e un modo un po’ vigliacco di esprimere le proprie idee e, peggio ancora, per alcuni solo un tentativo di uscire dagli schemi e sentirsi grandi… detto ciò ci sono anche molte persone che invece fanno veramente dei bei dipinti e che rendono piacevoli spazi tristi, vuoti e dimenticati da tutti. (Immagine 3,4,5,6) Come in tutte le cose ci vorrebbe controllo e buon senso, sarebbe bello poter sempre concordare degli spazi dedicati su cui disegnare murales, ma per fare questo ci deve essere disponibilità da parte di tutti, writers e istituzioni. Sappiamo per certo che quando questo succede nascono iniziative molto interessanti come questa estate a Roma all’Auditorium http://www.auditorium.com/eventi/4924157, in alcune stazioni della Metro http://www.myspace.com/metroareafestival, perfino in un chiostro del ‘500 al Ghetto che per tre giorni ha ospitato 2 tra i writers più attivi del momento Bros e Ozmo.

Resta comunque il fatto che i graffiti non possono essere eseguiti sempre in piena libertà dati gli spazi limitati ma che spesso vengono realizzati ugualmente in clandestinità, anche quando potrebbero dare un valore aggiunto agli spazi comuni e allora, perché non trovare una nuova forma di espressione che possa, in qualche modo, conciliare arte e vita di tutti i giorni nel rispetto delle regole?

È quello che hanno fatto da qualche tempo alcuni writers o artisti, scegliendo di realizzare delle opere che utilizzano una location, una macchina fotografica e un gioco di luci, questa è quella che viene definita la tecnica del “light painting” o light graffiti. Niente vernici, bombolette spray, fuggi-fuggi nella notte, ma solo creatività, divertimento e opere di arte moderna originali che non ricoprono le città per la gioia e la serenità di negozianti, proprietari di palazzi, Ferrovie dello Stato e ministero delle Belle Arti:) (Immagine 7)
Nessuno che il giorno dopo è costretto a riverniciare una facciata e nessuno che vede la propria opera sparita a poche ore dalla realizzazione, cosa vogliamo di più?
Il light painting è davvero una tecnica interessante, per avere un’idea più chiara del materiale necessario per poterla mettere in pratica riassumo qui gli elementi principali:

1.macchina fotografica con possibilità di scatti a lunga esposizione, meglio se digitale così potete vedere in tempo reale il risultato e correggere il tiro se necessario e con cavalletto compreso per garantirvi uno scatto fermo senza tremori

2. una torcia elettrica o qualsiasi cosa possa generare luce artificiale

3.una location con poca luce, anche completamente buia, può davvero essere qualsiasi posto, l’interno di un appartamento, una singola stanza, una strada, una foresta, non ci sono limiti agli spazi (Immagine 8)

4.immaginazione a volontà (Immagine 9,10)

Questa tecnica in realtà può anche essere realizzata con l’utilizzo di una video camera e diventare quindi arte in movimento oppure essere integrata con la pittura per realizzare giochi di luce e ombre ed effetti speciali.

Certo l’effetto è diverso rispetto ai murales realizzati dai writers con tecniche più tradizionali, nel complesso quei dipinti sono molto più carichi di colori e immagini, mentre in questo caso abbiamo delle opere con meno elementi grafici e meno dettagli, ma che hanno una loro armonia determinata proprio dalla scelta del luogo e dal gioco di luci che viene creato e che cambia in ogni caso, quando si tratta di giochi di luce inseriti all’interno di dipinti o immagini realizzate con molti particolari e altrettanto pieni di colore.

Questa forma d’arte è sicuramente una delle più interessanti nell’ambito dell’arte moderna e davvero una valida alternativa per chi vuole sperimentare mantenendo comunque quella filosofia di fondo che fa dei writers uno stile di vita e non una moda, del resto molti di loro hanno scelto supporti differenti da muri e treni per esprimere se stessi, come tessuti, tele e carta, quindi perchè non il video e la fotografia?

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Kira Garfagnoli
k.garfagnoli@comtaste.com
Illustratrice, pittrice, decoratrice, grafica, web designer, ha una passione per la comunicazione in tutte le sue espressioni. Inizia come autodidatta per poi frequentare corsi di specializzazione all’estero, facendo del suo interesse per i viaggi, un modo per crescere anche professionalmente. Ha avuto esperienze come docente (IED) e come libera professionista, attualmente è reative Director per Comtaste.