Gli aspetti sociali dell’Information Visualization
di Daniele Galiffa - daniele@mentegrafica.it
La disciplina dell’Information Visualization è divenuta, negli ultimi anni, una delle più interessanti aree in cui poter affrontare le nuove sfide per fronteggiare una mole sempre crescente di complessità e ridondanza di “informazione digitale”. Agli inizi del XXI secolo dei nuovi fenomeni hanno permesso all’Information Visualization di ricevere l’attenzione necessaria, tanto da contribuire con un nuovo “linguaggio” alla definizione di nuove modalità di relazione tra l’utente e l’ecosistema digitale. Il mutamento della disciplina, ancora in corso, sta portando a definire in maniera chiara tutto quanto inerente due filoni molto interessanti: la sfera di quella che si può definire “Information Aesthetic” e l’insieme degli elementi che possono essere classificati come “Social Visualization”.
In questo articolo approfondieremo gli aspetti della “Social Visualization” che, qualche ricercatore, ha battezzato “vis2.0”.
Lo scenario:
Fino a pochi anni fa (ultimi anni ‘90) l’Information Visualization è rimasto un ambito praticato da pochi ricercatori provenienti prevalentemente dalle aree disciplinari della Computer Science, HCI in particolare.
Questa situazione ha determinato una proliferazione di strumenti molto analitici e perfomanti, rivolti ad una tipologia di utenti molto specifica: ricercatori e scienziati.
Oltre alla specificità dell’utenza finale c’è però da considerare la eterogeneità degli ambiti di indagine e di applicazione delle prime soluzioni (dalla gestione delle foto, alla scelta di un film, alla localizzazione di unità immobiliari).
La fruizione di tali strumenti era, inizialmente, per singolo utente e avveniva sul singolo computer.
Duante gli ultimi anni, però, alcuni eventi hanno radicalmente cambiato questo scenario:
- l’avvento del web come canale di comunicazione di massa
- la contaminazione con l’area del Visual Design e dell’Interaction Design, soprattutto ad opera di alcuni geniali artisti (Maeda, Ben Fry, Brendan Dawes)
- il crescente overload di informazioni digitali
Con l’intervento di questi fattori scatenanti, l’Information Visualization è divenuta una pratica proiettata ben oltre gli intenti originali; internet, poi, ne ha accresciuto la consapevolezza. In particolare l’evoluzione delle attività di condivisione, critica e re-mix di contenuto sta offrendo un nuovo scenario in cui il valore della “comprensione veloce” sta assumendo una dimensione significativa.
Per “comprensione veloce” è da intendersi l’insieme delle attività che, attraverso il processo della visualizzazione dei dati, riesce a generare una buona qualità dell’informazione in relazione al fenomeno che si sta osservando.
In tal senso il mix di strumenti, tecniche e metodologie proprie della disciplina dell’Information Visualization con il mix delle fonti, ha contribuito ad una fortissima diffusione della pratica, anche amatoriale, della disciplina; la conseguente diffusione di soluzioni infovis orientate alla fruizione di massa e collettiva, ha iniziato quindi a porre nuove domande in termini di soddisfazione dell’esperienza dell’utente e in termini di partecipazione alla generazione di senso.
Per meglio comprendere il senso di questa evoluzione, si può osservare la crescita nell’uso di servizi come many-eyes (http://services.alphaworks.ibm.com/manyeyes/home), swivel (http://www.swivel.com/), gapminder (http://www.gapminder.org/) ed altri che nel giro di pochissimi mesi hanno trovato un larghissimo riscontro presso il pubblico.
Tempo fa anche la stampa nazionale se ne era occupata, leggendo nel fenomeno i segni di una piccola rivoluzione: l’interpretazione collettiva dei dati che si fa strumento di approfondimento e di divulgazione e, quindi, di democrazia.
Se da un lato, quindi, la “democratizzazione” del processo di rappresentazione ha permesso a molti di accorgersi del fenomeno dell’infovis, dall’altro ha indicato sicuramente nuovi spunti di riflessione soprattutto sui seguenti aspetti:
A - Autorevolezza dell’informazione e delle fonti
B - Paradigmi possibili della condivisione del dato e della sua visualizzazione
C - Modelli di rappresentazione e di interazione, soprattutto nell’ottica della fruizione dell’informazione generata
D - Apertura ad una dimensione partecipativa e critica sul senso della rappresentazione delle informazioni
E - Mash-ups di dati e strumenti
Del punto A si torna a discutere ogni qualvolta si parla di internet come universo dal quale si attinge e/o ogni qualvolta vengono citate cifre e dati senza illustrare il processo di produzione degli stessi (ne è un interessante esempio il “politichese” parlato in tempi di elezioni).
Sul punto B si iniziano a delineare delle interessanti iniziative volte a rendere semplice ed efficace l’uso di fonti eterogenee come ad esempio i diversi servizi come dabbledb (http://dabbledb.com/), dataplace (http://www.dataplace.org/) o data360(http://www.data360.org/index.aspx) o le iniziative promosse da istituzioni autorevoli come il progetto undata (http://data.un.org/) promosso dalle Nazioni Unite.
Sul punto C, invece, si manifesta quella che è la sfida più stimolante soprattutto sul fronte della progettazione dell’esperienza utente di nuovi servizi e prodotti che ambiscono ad arricchire la comprensione di fenomeni all’interno di un overload informativo sempre crescente (che potremmo definire “data noise”).
Ritengo molto interessante il fatto che ci si stia muovendo in diverse direzioni per trovare le risposte opportune a tali esigenze: dalla Ambient Information Visualization, alla physical Information Visualization alla più interessante “information aesthetics” nella sua accezione di area multidisciplinare e partecipativa.
Penso, inoltre, che nel campo della web based infovis ci sia ancora molto spazio per arricchire l’esperienza in rete attraverso l’impiego di nuovi strumenti e servizi capaci di consentire un sempre più agile impiego delle informazioni; una sorta di processo che rende l’informazione (o meglio l’insieme di dati) sempre più usabile, nella sua accezione di “utile e facile da usare”.
Sicuramente anche l’evoluzione tecnologica ha aiutato la crescita di questo fenomeno; su tutti l’impiego della tecnologia ActionScript ha reso possibile la diffusione di strumenti web based infovis che hanno riscontrato un certo successo su un pubblico davvero vasto. Un caso esemplare è rappresentato dall’egregio lavoro del team degli interaction designer che lavora sul canale online del NY Times.
Per quanto concerne il punto D è sicuramente un merito quello di aver dato voce ad un fenomeno partecipativo in cui le fonti dal basso vanno ad essere interessanti nella misura in cui, in esse, è possibile strutturare una rappresentazione che è suscettibile di un confronto oggettivo. Si apre, cioè, uno scenario in cui i numeri assumono una forma tale per cui, in funzione della loro rappresentazione, si riesce a contribuire alla creazione di un quadro informativo generale più chiaro.
Il punto E si può considerare come la sintesi dei punti precedenti: il paradigma del Social Read/Write Web (o web2.0 se volete) che, applicato a fonti di dati eterogenei, consente agli utenti di confrontarsi e partecipare attraverso l’impiego di visualizzazioni interattive semplici da divulgare e da produrre.
Immagine 1 e 2
_______________________________________________________________
Daniele Galiffa
daniele@mentegrafica.it
Daniele Galiffa, classe 1980, è consulente per il progetto e lo sviluppo di soluzioni di UserExperience ed InformationVisualization, curandonela divulgazione sul blog mentegrafica.it.
Presidente di VISup srl (www.visup.it), in passato si è occupato di fare ricerca, progetto e sviluppo nei campi dell’e-learning, dell’Infovis, del Knowledge Management, delle RIA e dell’OnLineCollaboration.


